review

16/09/2009

ARIANNA DE MICHELI

CATALOGO BRUS(H)(YOUR)SEL(F)

BRUSHYOURSELF

Immagine fotografica scarnificata. Purificata, libera “da tutte le informazioni superflue per identificare un unico ceppo d’origine”. Fotografia che per Riccardo Pocci, artista toscano adottato dal mondo, di fatto è agnello sacrificale, sacrificabile e quindi da sacrificare all’altare della pittura, semplice ma calcolato gesto premonitore che porta al superamento del percepito dallo sguardo e riconduce all’essenza della coscienza. Togliere il colore. Togliere le scale di grigi “lasciando intuire lo scheletro”. Procedere per negazione con mano che pare umile ma che, al contrario, rivela l’oltraggiosa ambizione di svelare il segreto dell’origine di una realtà reale per evidenza dunque ingannevole per concetto. Per Pocci, riconsegnare alla luce la carta millimetrata-anima sottile della rappresentazione-equivale ad inchinarsi senza mai abbassare gli occhi a colei che egli stesso considera “maestra della prospettiva e del disegno occidentale”.

Ma dall’inchino al ridurre ogni ricordo geometrico a vano orpello da cancellare il passo è davvero breve. Il diritto alla parola viene concesso soltanto ai materiali, alle masse e ai volumi. Un diritto ribadito attraverso un urlo arcaico scaturito dalle radici di ciò che all’uomo è stato costruito identificabile. Eppure, in questa rappresentazione riportata all’essenza primitiva, l’uomo pare assente. Assenza. Perdita del colore –perdita del padre. Qualcosa è mutato per sempre. Gli ultimi mesi hanno camminato nell’animo di Riccardo Pocci con l’incedere stridulo della carta vetrata. Assenza: assenza dell’uomo, assenza del battito cardiaco, assenza della vita. Alberi neri.

Brush yourself: “restituire la sua giusta radice attraverso la pulitura da tutto ciò che è inutile e fuorviante”. Radice senza terra, città che non è luogo ma presa di coscienza nel rigoroso contrapporsi di luce e ombra. Brush: pennello, pennellata, spazzola, spazzolare, scopare sfiorare. Brush off: ignorare. E non è un caso che la città in questione – protagonista di un ciclo iconico che rimanda ad ulteriori cicli iconici passati e già futuri – sia Bruxelles, l’Europa incarnata ma senza carne. Bruxelles è Brussel, è brush yourself ed è dunque “pretesto per parlare del contemporaneo” e ribadirne lo smarrimento.

Smarrimento di trovarsi di fronte a qualche cosa di noto e allo stesso tempo estraneo.
Smarrimento nell’intuire una realtà segmentata nell’irreale discontinuità dei pallets che ingannano lo sguardo per poi riportarlo sulla retta via della sostanza liberata dall’apparenza. E questo anche grazie ad un linguaggio grafico che corteggia il fumetto e cede il passo all’illustrazione. Carta, carta intelata, tela, pallets, oli, chine, guoache su carta nera intelata.: Pocci è instancabile nella sua continua, sperimentazione di tecniche e supporti,un turbine di insoddisfatta soluzione perfetta nell’imperfezione di un anelito mai sazio al differente riconoscibile.