review

11/06/2009

FABIO BIANCHI

LIBERTà

VEDUTE URBANE COLTE IN UN ETERNO PRESENTE

Il sistema culturale occidentale ha strutturato il tempo in tre momenti, passato, presente e futuro e solo ad artisti e poeti è concesso sovvertirne l’ordine. Riccardo Pocci, pittore e fotografo livornese, nella personale Presente allo Spazio Rosso Tiziano, privilegia invece una sola dimensione temporale, sembra infatti cogliere istantaneità e luminosità di un eterno presente. Le sue opere in gran parte sono accattivanti vedute urbane, scorci cittadini paradigmatici perchè rappresentano o luoghi-simbolo come le ferrovie – vere e proprie “eterotopie” cioè, secondo Foucault, luoghi di contatto sociale – o imponenti palazzi sinonimo di benessere, di tecnologia talora superba. Difficile cercare i Pocci ascendenze, inquadramenti: qua e la ricorda quei pittori ‘800centeschi ingenuamente colpiti dalla magnificenza di neonate cattedrali tecnologiche (Uno rosso) . Per certi aspettivolge invece alla Nouvelle figuration depurata però da ideologie o politica, per altri si avvicina al Realismo spoglio però di qualsiasi risvolto sociale ma non dimentico della vitalità Pop (Nice suite, EDF nice suite 2). Non dimentichiamo lo stretto rapporto con la fotografia che in Pocci diventa metodo, traccia di lavoro, spunto per riflettere (Plus je t’embrasse) e per narrare (Plus je t’ambrassa draw). La tecnica in pocci non è solo lo strumento di lavoro ma caratterizza magicamente l’opera stessa come testimoniano, in particolare, le vivaci xilografie su carta bianca o marrone. Le gouache su carta nera intelaiata costruiscono invece le immagini in negativo, ribadiscono la versatilità di questo validissimo artista che dimostra di conoscere a fondo pure Minimalismo (Lio) e Pop art (TTT,MMM,TTTL, vivace politico). Parimenti suggestivi i due book fotografici, uno su New York, l’altro su Parigi, dove le foto sublimano la realtà, stimolano la percezione. Presente: originali diagrammi, emotivi e psicologici, dunque, architetture riportate alla bidimensionalità senza però trascurarne l’empito monumentale. Pocci è osservatore errante e curioso, le sue non sono le “città invisibili” di Calvino, ambiscono piuttosto alla didascalica chiarezza delle “città nella storia” di Lewis Mumford.