review

11/06/2009

ROBERTA SUZZANI

LA CRONACA

ALLA RICERCA DI FRAMMENTI DI REALTA'

Frammenti di visioni. Brandelli di realtà. Fotogrammi di vita. Riccardo Pocci, giovane e talentuoso artista livornese in mostra allo Spazio Rosso Tiziano con la personale “Presente” fino al 30 maggio, regala sensazioni contrastanti: la “consolazione” di ritrovare una visione della realtà familiare – ma non per questo semplicistica e scontata – e lo “smarrimento” di trovarsi di fronte a qualcosa di noto e allo stesso tempo estraneo proprio per il modo in qui è stato raccontato, per il modo in qui è stato estrapolato e quindi trasformato, mutato nel significato. Lo smarrimento che nasce dalla consapevolezza di essere di fronte alla facciata di un palazzo, allo scorcio di una piazza, all’articolarsi di un albero, ma sapere che la visione parziale del palazzo, della piazza, dell’intrico dei rami raccontano una storia a sé, svincolata da quello che è fuori dai confini dell’opera e quindi del racconto. Trait d’union di tutta la produzione di Riccardo Pocci è proprio la presa di coscienza di come la realtà non sia e non possa essere oggettiva e come, di conseguenza, la visione del mondo non possa avvenire se non attraverso una rielaborazione personale della sua apparenza. La frammentazione dell’immagine è in lui funzionale alla scelta del soggetto da rappresentare e raccontare che, pur facendo parte di un “insieme” assurge ad essere unico protagonista dell’opera. Da qui nascono opere come, ad esempio, Legno Roaster in cui la riproduzione fedele,fin tanto pedissequa, dell’architettura viene disturbata da un utilizzo del colore che ne rompe l’unità e la veste di un’altra funzione, diversa da quella semplicistica di ritratto del reale. Con “Presente” Pocci ribadisce un fondamento della sua ricerca della scomposizione del reale usando i pallet per creare un un’ulteriore interruzione nello sguardo, ma anche giocando sulla bidimensionalità della pittura e la tridimensionalità del supporto che finisce col creare un volume anche all’interno dell’opera stessa. Lo stesso utilizzo del bianco e nero, o meglio nel negativo, è funzione dell’artista sia nell’anelito di allontanarsi dall’oggetto che rappresenta – in mostra tornano spesso opere gemelle di cui una a colori mentre l’altra solo basata sui contorni uniformemente bianchi su fondo rigorosamente nero – sia nella volontà di porre l’accento sui volumi che cedono alla bidimensionalità della pittura ma mantengono una tensione verso la terza dimensione. Tecnicamente raffinato e poliedrico, Pocci passa con disinvoltura dalla fotografia alla pittura, alla xilografia, alla penna seguendo una spinta interna a una continua sperimentazione della materia che ben si rappresenta nell’utilizzo dei pallet come supporto, ma anche nelle carte intelate. Questo atteggiamento gli permette di creare piccoli ma significativi cicli iconografici in cui sfoga la sua voglia di indagare le potenzialità rappresentative del mezzo, del soggetto e della tecnica scelta.
Un ricercatore instancabile.